In occasione dell’incontro con il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e con una rappresentanza della polizia penitenziaria, il Presidente della Repubblica ha definito ogni suicidio in carcere una «sconfitta dello Stato cui sono affidate le vite dei detenuti». Don Moreno Versolato, cappellano nella Terza casa circondariale di Rebibbia: «Una sconfitta per tutta la società». Don Giuseppe Bettoni, cappellano volontario nella sezione femminile della casa di reclusione di Bollate: «È l’unica voce istituzionale che si alza in difesa dei diritti delle persone detenute»
di Ilaria Dioguardi

<< Vi sono tanti problemi che tutti conosciamo e conoscete voi meglio di ogni altro. Il primo dei quali è la piaga dei suicidi dei detenuti, che non si attenua. Ciascuno di questi casi è una sconfitta dello Stato cui sono affidate le vite dei detenuti». Sono le parole che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato in occasione dell’incontro con il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria-Dap Stefano Carmine De Michele e con una rappresentanza del corpo di polizia penitenziaria in occasione del 209° anniversario.
«Il Presidente ha perfettamente ragione. Io dico sempre che, per me, ogni suicidio in carcere è una sconfitta. Uno Stato che ha in consegna delle persone e poi le lascia morire o non le custodisce fino in fondo, per me è davvero una sconfitta. Ma non solo per lo Stato, per tutta la società. E anche per noi Chiesa, per la comunità cristiana», dice don Moreno Versolato, cappellano da 10 anni nella Terza casa circondariale di Rebibbia.